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martedì 8 luglio 2014

Recensione: Il segreto della bambina sulla scogliera di Lucinda Riley

Buona lettura ^^

Titolo: Il segreto della bambina sulla scogliera
Autore: Lucinda Riley
Editore: Giunti
Collana: A
Pagine: 498
Prezzo: 9,90€
Trama: Mentre la tempesta infuria sulle coste di Dunworley Bay, una minuscola figura è immobile sull’orlo di una scogliera a picco sul mare: è una bambina a piedi scalzi, con folti riccioli rossi e una lunga veste bianca. Ipnotizzata di fronte a quella strana apparizione, Grania Ryan, una scultrice di successo appena tornata da New York per riprendersi da un brutto trauma, scoprirà ben presto di non aver sognato. Sua madre Kathleen non ha alcun dubbio: la piccola è Aurora Lisle, che ha perso la mamma in circostanze drammatiche proprio in quel luogo. Grania è irresistibilmente attratta dall’incredibile vitalità di Aurora e non può fare a meno di affezionarsi a lei e a suo padre. Ma per quale motivo sua madre, di solito così generosa e altruista, non riesce a nascondere la propria ostilità nei confronti dei Lisle? La risposta potrebbe celarsi in un plico di lettere gelosamente custodite da Kathleen: un tragico segreto che risale all’epoca tra le due guerre ha segnato il destino delle famiglie Ryan e Lisle, stendendo ombre scure anche sul presente. Riuscirà l’amore che unisce Grania e Aurora a spezzare le catene del passato?
Una bambina, una donna sola, due famiglie divise da un segreto inconfessabile.

Recensione

Avendo già letto un libro di questa discreta autrice sapevo di andare incontro ad una storia ideata attraverso diversi decenni e, in alcuni momenti, tendente al drammatico; mi piacciono molto i romanzi che si sviluppano su più piani temporali, danno sempre la possibilità di mettere a confronto la società delle diverse epoche e di coglierne al meglio l’evoluzione senza però risultare pesanti o assomigliare ad un testo scolastico. Tra le ambientazioni storiche che preferisco rientra la prima metà del ‘900, le varie nazioni hanno dovuto sopportare cambiamenti profondi prima, durante e in seguito ai due conflitti mondiali e la popolazione ha dovuto mostrare grande capacità di adattamento per sopravvivere.
La storia che Lucinda Riley ci narra in questo romanzo parte dal presente per poi passare agli anni antecedenti lo scoppio della prima guerra mondiale e da lì procedere rapidamente fino ai giorni nostri; a dominare le varie epoche troviamo soprattutto figure femminili, donne che in maniera diversa hanno dovuto affrontare grandi dolori nel corso delle loro vite, così differenti eppure tenute insieme da una bambina.
La protagonista del presente è Grania, irlandese emigrata a New York per poter dare sfogo alla sua vena artistica e farsi un nome nel mondo della scultura; tuttavia in seguito ad un tragico aborto spontaneo Grania sente il bisogno di rifugiarsi nella casa materna, abbandonando la grigia New York per la verde Irlanda e prendendo improvvisamente le distanze dal fidanzato. Durante una delle sue solitarie passeggiate Grania incontra una bambina che si scoprirà essere Aurora Lisle, orfana di madre da quando Lily Lisle si è gettata dalla scogliera molti anni prima; incapace di dare un senso all’ostilità di sua madre Kathleen nei confronti della famiglia Lisle, Grania finisce per avvicinarsi sempre più alla piccola Aurora, che in lei vede finalmente una figura materna con cui confidarsi e trascorrere le sue giornate. Alla fine, consapevole che Grania non riuscirà a comprendere il suo comportamento senza essere messa al corrente della verità sul passato, Kathleen si decide a raccontare dal principio le vicende che hanno segnato la sua famiglia, mettendo a nudo un incredibile intreccio e una serie di segreti fino a quel momento gelosamente custoditi.
Ed è da questo momento che il passato e il presente si alternano nella narrazione, accompagnando il lettore attraverso il secolo scorso e seguendo la vita di Mary, Anna e infine Lily e Kathleen; come ho detto è stato interessante vedere attraverso le protagoniste l’evoluzione della società, della mentalità della popolazione e soprattutto vedere come i due conflitti abbiano segnato i soldati non solo nel corpo ma anche e soprattutto nello spirito. Le ambientazioni ricreate sono discrete, soprattutto quelle che fanno da sfondo alla vita di Mary; le protagoniste hanno caratteri molto diversi tra loro e questo ha contribuito a non rendere la storia banale e ripetitiva. Non mi aspettavo però la massiccia dose di dramma che ha caratterizzato le loro vite, dalla prima all’ultima; in alcuni passaggi particolarmente opprimenti viene quasi voglia di abbandonare la lettura pur di non dover aggiungere altra sofferenza alla protagonista di turno, ed è per questo che il libro non mi ha convinta al 100%.


Fra

martedì 18 febbraio 2014

Recensione: The returned di Jason Mott

Buona lettura ^^

Titolo: The returned
Autore: Jason Mott
Editore: Harlequin Mondadori
Pagine: 336
Prezzo: 16,00€
Trama: Per Harold e Lucille Hargrave la vita è stata felice e amara allo stesso tempo, da quando hanno perso il figlio Jacob il giorno del suo ottavo compleanno, nel 1966. In tutti questi anni, si sono adattati a una vita tranquilla, senza di lui, lasciando che il tempo alleviasse il dolore... Finché un giorno Jacob, il loro dolce, prezioso bambino, misteriosamente, ricompare alla loro porta, in carne e ossa. E ha ancora otto anni. Qualcosa di strano sta succedendo... i morti stanno tornando dall’aldilà. Mentre il caos rischia di travolgere il mondo intero, la famiglia Hargrave di nuovo riunita si ritrova al centro di una comunità sull'orlo del collasso, costretta a fare i conti con una realtà nuova quanto misteriosa e con un conflitto che minaccia di sovvertire il significato stesso di genere umano.

Recensione

Romanzo d’esordio di Jason Mott, The returned è arrivato nelle librerie italiane anticipato da tre prequel scaricabili gratuitamente da internet per avere un assaggio di quella che sarebbe stata la storia narrata; io non li ho letti, e forse per questo sono rimasta spiazzata dalla lettura. Avendo a che fare con i redivivi mi aspettavo qualcosa di simile ad un paranormal, forse sarebbe risultato banale visto che comunque i libri sugli zombie non mancano, comunque ingenuamente pensavo che mi sarei ritrovata per la mani qualcosa di più cruento, qualcosa in stile The walking dead per intenderci. Invece così non è stato. Intendiamoci, la storia mi è piaciuta abbastanza, di sicuro è un po’ diversa dal solito perché affronta la questione dei redivivi in maniera più riflessiva, esplorando dettagliatamente le reazioni delle persone coinvolte; se cercate una lettura in cui i protagonisti, di fronte ad un evento straordinario, siano costretti a venire a patti con le loro convinzioni dopo attente riflessioni, questo è il libro che fa per voi. Se seguite Supernatural la storia ricorda molto una puntata della quinta stagione in cui Bobby, pur essendo un cacciatore di demoni, non è disposto ad uccidere la moglie, tornata misteriosamente in vita e apparentemente normale.
I protagonisti del romanzo sono Harold e Lucille Hargrave, una coppia di anziani la cui vita è stata stravolta dalla perdita improvvisa del figlio Jacob negli anni ’60 per uno stupido incidente; la reazione dei due è diametralmente opposta il giorno in cui un agente del Bureau si presenta alla loro porta accompagnato proprio dal piccolo redivivo: Lucille, nonostante i dogmi della religione cui tanto tiene, accantona ogni dubbio per riabbracciare il bambino e stringerlo per assicurarsi di non dovergli dire più addio; Harold è invece profondamente turbato, convinto che i redivivi siano diavoli destinati a tornare da dove sono venuti. Nel corso della narrazione il lettore segue la continua evoluzione delle convinzioni dei protagonisti e della piccola cittadina in cui vivono: non tutti vedono però il ritorno dei redivivi come un miracolo e anzi, molti lo vivono come una vera e propria sciagura; lo stesso governo non riesce a gestire la situazione e si vede costretto a prendere una decisione drastica per cercare di contenere i problemi. La prima metà della storia è più riflessiva mentre verso il finale tutta l’azione repressa si scatena finalmente in un crescendo di emozioni; una cosa che mi è piaciuta molto poi è la presenza di mini capitoli in cui vengono brevemente raccontate le vite di alcuni redivivi e le loro difficoltà nell’ambientarsi nel mondo attuale. Tirando le somme posso dire che, nonostante lo stupore iniziale, la lettura si è rivelata piacevole soprattutto nella parte finale, come dicevo se siete alla ricerca di una storia particolarmente riflessiva ma con qualche (minimo) elemento paranormal questo è il libro che fa per voi.

Fra

martedì 11 febbraio 2014

Recensione: Legend di Marie Lu

Buona lettura ^^

Titolo: Legend
Autore: Marie Lu
Editore: Piemme
Collana: Freeway
Pagine: 259
Prezzo: 16,50€
Trama: Los Angeles, Stati Uniti. Il Nord America è spaccato in due e, tra la Repubblica e le Colonie, la guerra sembra destinata a non finire mai. June è una quindicenne prodigio, nata e cresciuta in una famiglia appartenente alle più alte sfere della Repubblica. Ha un vero talento nel mettersi nei guai con i suoi superiori e le sue bravate al collegio militare sono spesso decisamente pericolose. Da quando i suoi genitori sono rimasti uccisi in un incidente stradale, l’unico su cui sa di poter sempre contare è il fratello maggiore Metias. Almeno fino al giorno in cui Metias viene assassinato in circostanze misteriose mentre è a guardia di un ospedale. Il primo sospettato è Day, un ragazzo della stessa età di June, ma proveniente dai più miseri bassifondi della Repubblica. Nonché il criminale più ricercato del paese. June ha un unico desiderio, vendicare la morte di suo fratello, ma il giorno in cui la sua strada e quella di Day si incroceranno per la prima volta, niente sarà più come prima…

Recensione

Ormai lo sapete, il distopico è uno dei generi che preferisco, mi piace vedere quanto gli scrittori riescano ad immaginare, quanto riescano a rendere ostile la società o lo stesso pianeta: governi oppressori, atmosfera tossica, mutazioni genetiche, sono talmente tanti gli elementi su cui si può lavorare con questo genere che raramente si trovano storie simili. Ogni volta che ci immergiamo in una nuova lettura distopica poi sappiamo che patiremo insieme ai protagonisti, sfido chiunque a non provare un senso di oppressione leggendo un qualsiasi libro che rientri in questo genere; quando poi però troviamo quei pochi momenti felici che sono concessi ai protagonisti, non necessariamente legati all’amore, il sollievo che proviamo è talmente intenso che ci spinge a continuare la lettura fino alla fine.
Legend rientra nella schiera dei libri che ti opprimono ma che in alcuni, magici momenti sono in grado di farti provare un’immensa gioia.
Primo libro di una trilogia che ha avuto un enorme successo in patria e in rete (su Goodreads i tre libri hanno valutazioni superiori alle 4 stelle!), Legend è ambientato nel 2130 negli Stati Uniti, che per l’occasione l’autrice ha immaginato divisi in due grandi fazioni: da una parte troviamo la Repubblica, governata dalla figura ambigua dell’Elector Primo e fondata sullo sfruttamento della popolazione povera; contrapposte ad essa troviamo le Colonie, il grande nemico con cui la Repubblica è in guerra da anni, popolate da ribelli che non perdono occasione per attaccare i soldati repubblicani ma anche le strutture civili. I protagonisti del romanzo sono due, June e Day: June è la ragazza prodigio della Repubblica, l’unica ad aver ottenuto il punteggio massimo nella Prova che tutti i bambini devono sostenere al compimento del decimo anno d’età, dotata di un’intelligenza superiore e quindi destinata a ricoprire un ruolo di grande prestigio nell’esercito; Day invece è il ricercato numero uno, un ragazzo accusato di aver commesso ogni genere di reato ai danni della Repubblica ma di cui nessuno conosce le sembianze, un vero e proprio fantasma che riesce a colpire duramente i suoi obiettivi per poi scomparire nel nulla. L’incontro tra i due avviene in seguito ad un evento traumatico per June: suo fratello Metias, che dalla morte dei genitori si è preso cura di lei, viene ucciso da Day mentre tentava di impedirne la fuga dopo uno dei suoi blitz e June, desiderando vendicarsi più di ogni altra cosa, decide di dedicarsi alla ricerca del famigerato criminale. Quello che però non si aspetta è di trovarsi di fronte un ragazzo della sua stessa età, un ribelle devastato dal dolore per la perdita del padre e deciso ad impedire alla Repubblica di continuare a decimare la popolazione dei bassifondi anche a costo di doversi separare dalla sua famiglia, che lo crede morto da quando non ha superato la Prova. Desiderosa di arrivare a conoscere la verità sul sistema in cui fino a poco aveva piena fiducia, Tess mette in dubbio tutto ciò che ha sempre creduto di sapere, arrivando persino a difendere proprio chi poco prima desiderava uccidere. Mano a mano che la narrazione procede la crescita dei due ragazzi è evidente, soprattutto quella di Tess che è costretta ad affrontare una verità ben peggiore di quella in cui credeva, vedendo crollare tutte le sue certezze come un castello di carte e non potendo fare niente per impedirlo. Il personaggio di Day e la sua storia sono tra i più ben riusciti di sempre a mio avviso, ho amato la sua forza di volontà nel tentare di mantenere la sua famiglia al sicuro ma anche e soprattutto la sua debolezza: è proprio questa che fa di lui un personaggio credibile e che lo rende il favorito dei lettori.
La narrazione procede alternando i punti di vista dei protagonisti, in questo caso la scelta è sicuramente azzeccata perché almeno nella parte iniziale della storia ci permette di percepire al meglio le differenze tra le vite dei due ragazzi e soprattutto i due diversi atteggiamenti nei confronti della Repubblica.
Il finale è chiaramente aperto e per fortuna il secondo volume della trilogia uscirà a breve, spero di riuscire a leggerlo il prima possibile :)


Fra

mercoledì 5 febbraio 2014

Recensione: Wool di Hugh Howey

Buona lettura ^^

Titolo: Wool
Autore: Hugh Howey
Editore: Fabbri Editore
Pagine: 560
Prezzo: 14,90€
Trama: In un futuro post-apocalittico, in un paesaggio devastato e tossico, una comunità sopravvive in una gigantesca città sotterranea. Lì, uomini e donne vivono rinchiusi in una società piena di regole che dovrebbero servire a proteggerli. Lo sceriffo Holston, che per anni ha fermamente sostenuto le leggi della città, rompe inaspettatamente il più grande di tutti i tabù: chiede di andare fuori, incontro alla morte. La sua decisione scatena una terribile serie di eventi. A sostituirlo è un’improbabile candidata, Juliette, che nulla sa di politica e di leggi, ma è un tecnico capace di far funzionare le macchine di quel fragile mondo. Ora che le è affidata la sicurezza, Juliette imparerà presto a sua spese quanto è malata quella società. Perché la città è in procinto di affrontare ciò che la storia ha lasciato solo intendere e che i suoi abitanti non hanno mai avuto il coraggio di sussurrare: la rivolta.

Recensione

Dopo aver perso la moglie, stanco di una vita ormai vuota e desideroso di scoprire la verità sul mondo esterno, lo sceriffo Holston prende la decisione più drastica per chi vive all’interno del silo: uscire, abbandonare la sicurezza della città sotterranea per esplorare un territorio ostile, tossico. Andare incontro alla morte. Come nuovo sceriffo viene scelta Juliette, una ragazza che lavora negli abissi del silo, nel reparto meccanica, e che mai avrebbe pensato di abitare nei piani alti; tuttavia in seguito alla sua nomina si verificano strani incidenti, suicidi inspiegabili su cui il nuovo sceriffo decide di indagare nonostante l’evidente parere contrario del sindaco. Avvicinandosi sempre più alla verità sulla storia passata del silo, Juliette finisce per farsi dei nemici molto potenti, e si ritrova ben presto accusata e condannata: dovrà uscire e pulire le lenti attraverso cui gli abitanti del silo possono osservare il mondo esterno. Quando arriva il momento fatidico però, Juliette riesce in ciò che i suoi predecessori hanno fallito: supera le colline che circondano la città sotterranea e scompare. Riuscirà a salvarsi o soccomberà alle tossine?

Primo volume di una trilogia distopica, Wool è ambientato in un mondo in cui l’aria è ormai tossica e impossibile da respirare, non si capisce bene come si sia arrivati a questa situazione comunque pare che gli unici sopravvissuti siano gli abitanti del silo in cui si svolge la storia. Impossibilitata a vivere all’esterno, molti anni prima la popolazione è stata costretta a rifugiarsi in una struttura colossale che, dalla superficie, si spinge fino alle profondità della terra; il ricambio di aria e l’energia sono assicurati dal reparto meccanica, nelle viscere del silo, il cibo è invece fornito dalle sterminate serre che occupano svariati piano della struttura, la giustizia è garantita dagli uffici dello sceriffo e dei suoi vice. Insomma, una vera e propria città sviluppata in verticale: eppure, ogni tanto c’è una persona che pur non avendo mai vissuto all’esterno non riesce più a sopportare l’isolamento, che sente le pareti del silo incombere e che vuole uscire, convinto che il mondo esterno non sia mortale come il sindaco vuole far credere. Questo è quello che accade al primo protagonista del libro, lo sceriffo Holston; la storia è divisa in cinque parti, solo dalla terza si concentra pienamente su Juliette e su quello che le succede dopo la condanna. Juliette è una protagonista forte e determinata, desiderosa di scoprire la verità sull’origine del silo al punto da mettere a rischio la sua vita; quando viene accusata e condannata alla pulizia lo sconforto iniziale lascia presto posto alla voglia di sopravvivere e dimostrare agli abitanti del silo che la storia che è stata loro raccontata ha sì un fondo di verità, ma è stata in gran parte manipolata per evitare lo scoppio di rivolte interne.
La lettura si è rivelata davvero appassionante, il mondo costruito dall’autore è molto dettagliato e riuscito in ogni sua parte: la struttura del silo è resa in maniera convincente, così come la mentalità dei suoi abitanti e gli sviluppi che si vengono a creare. Non mancano i colpi di scena, anzi il libro ne è letteralmente pieno; il finale, pur essendo aperto, non lascia i lettori con il fiato sospeso, per cui eventualmente si potrebbe chiudere la trilogia e considerarsi soddisfatti.

Assolutamente consigliato agli amanti dei distopici, personalmente non vedo l’ora che esca il secondo volume :)


Fra

giovedì 23 gennaio 2014

Recensione: Albion di Bianca Marconero

Buona lettura ^^

Titolo: Albion
Autore: Bianca Marconero
Editore: Limited Editions Books
Pagine: 389
Prezzo: 14,90€
Trama: Marco Cinquedraghi è un ragazzo privilegiato, ma non fortunato. Cresciuto senza madre, privato del fratello maggiore, morto misteriosamente, il giorno del funerale del nonno riceve la notizia che gli sconvolgerà la vita: dovrà partire per l'Albion college, la misteriosa scuola in cui, da sempre, si diplomano i Cinquedraghi. Ma il blasonato collegio svizzero riserva non poche sorprese: si studia il sassone, ci si confronta, lance in resta, in turni di giostra. E tra un duello con spade antiche e possenti e lezioni di filologia romanza, tra la scoperta di mistici poteri e occulte organizzazioni che tramano nell'ombra, Marco scoprirà che gli amici si trovano là dove meno te lo aspetti e che l'amore vero vale il più grande dei sacrifici. Nell'ombra di un guerriero leggendario. Nell'eco di un amore indimenticabile. Nel ridestarsi di amicizie che superano i confini del tempo e nell'arcano potere del più grande tra i maghi, Marco Cinquedraghi dovrà trovare il coraggio per affrontare un destino di gloria e sacrificio. L'eredità del più grande dei re!

Recensione

Dopo la morte dell’amato nonno Marco Cinquedraghi si ritrova improvvisamente solo, circondato da persone interessate solo al suo patrimonio e da un genitore freddo e spietato: dopo l’improvvisa morte del figlio maggiore il padre ha eretto intorno a sé una barriera insormontabile, ignorando Marco nella migliore delle ipotesi, umiliandolo ad ogni occasione nella peggiore. Con la perdita dell’unico amico in famiglia Marco pensa che la vita non possa riservargli destino peggiore, eppure il fato non ha ancora smesso di giocargli brutti scherzi; il giorno del funerale del nonno Marco scopre che dovrà partire immediatamente per la Svizzera, abbandonando gli amici di Roma per entrare nel prestigioso college in cui si sono diplomati tutti i suoi antenati, l’Albion. La nuova scuola si rivela per Marco più dura del previsto non solo per le materie particolari che vengono insegnate ma soprattutto per le rigide e bizzarre regole sociali che la caratterizzano; tra una lezione di scherma e le ripetizioni di matematica, Marco verrà coinvolto in un misterioso viaggio alla scoperta delle origini del college, un viaggio che però cambierà per sempre la sua vita..

Esordire con un urban fantasy non è facile, di solito i confronti con le altre saghe sono inevitabili: devo dire che questa volta non è successo, per quanto mi riguarda la storia è davvero originale e ben sviluppata; ma andiamo nello specifico.
L’idea di un college speciale non è una novità (un esempio celebre: Hogwarts) eppure il modo in cui le lezioni e soprattutto la vita sociale sono regolati è particolare: possono accedere alla struttura solo i discendenti di altri studenti e la retta è estremamente costosa. Discriminazione sociale? Non proprio, perché i discendenti che non possono permettersi di pagare (i Borsisti) hanno la possibilità di studiare all’Albion svolgendo vari lavori all’interno della stessa scuola: servono a mensa, fanno le pulizie e altre cose di questo genere. Ovviamente però non vengono ben visti dagli studenti paganti, che li considerano “gentaglia” e li evitano come la peste.
Per quanto riguarda le usanze della scuola mi è piaciuta molto la caccia: gli studenti vengono divisi in due gruppi, cacciatori e corridori, e in caso di scontro gli avversari possono duellare con le spade.
Nonostante queste premesse ho dato quattro stelle alla lettura perché una cosa non mi è piaciuta: il protagonista. Marco ha un carattere al limite del sopportabile, passa da momenti di disprezzo e spocchia ad altri in cui vorrebbe addirittura fare colazione con i borsisti; ha un modo di fare violento, più volte arriva alle mani o minaccia di farlo, e questa è una cosa che proprio non mi piace.
Per il resto ho trovato la lettura molto scorrevole, spero che nei prossimi volumi il carattere di Marco sarà migliorato :)

Fra

sabato 28 dicembre 2013

Recensione: Il sogno dell'incubo di Marta Palazzesi

Buona lettura ^^

Titolo: Il sogno dell’incubo
Autore: Marta Palazzesi
Editore: Giunti
Collana: Y
Pagine: 488
Prezzo: 12,00€
Trama: Come vivere sapendo che nell'attimo in cui la persona che ami morirà, proverai il suo stesso dolore? Questa è una delle tante domande che Thea Anderson, giovane cacciatrice di demoni Azura dal carattere focoso, non riesce a smettere di porsi. E gli incubi che tormentano le sue notti, da dove vengono? Chi li insinua nella sua mente? E perché molte persone a lei care si comportano in modo inspiegabile nell'ultimo periodo? Per trovare le sue risposte, Thea sarà costretta a varcare i confini del Palazzo. In un rocambolesco viaggio insieme a chi credeva ormai perduto, scoprirà un antico segreto, lotterà contro creature leggendarie e danzerà ancora con la Morte. Ma sarà il suo cuore il nemico più crudele.

Recensione

Superare il dolore per la perdita di una persona cara può essere difficile, lo sa bene Thea Anderson, la giovane e promettente cacciatrice di Azura impegnata a tentare di placare il dolore per la scomparsa di Damian nel Mondo Sotterraneo. La ferita che le strazia il cuore stenta a cicatrizzarsi a causa della terribile consapevolezza che Damian sia ancora vivo e in preda ad atroci sofferenze e che, quando purtroppo smetterà di combattere, anche Thea proverà il suo stesso dolore. Impegnata a scontare la punizione inflittale dal Consiglio, Thea vede la vita del Palazzo sconvolta dalla malattia improvvisa di Grigor, il governante: per evitare di lasciare la comunità priva di un leader i suoi poteri vengono momentaneamente passati ad Arno, il responsabile del Palazzo di Amsterdam. Mentre le abitudini giornaliere si adattano alle nuove regole imposte da Arno, Thea inizia a sospettare che dietro alla malattia di Grigor e agli strani comportamenti delle guardie del Palazzo ci sia qualcosa o qualcuno di molto potente e, con l’aiuto inaspettato di due persone a lei molto care, cercherà di fare luce su queste stranezze anche a rischio della sua stessa vita.

Secondo volume della trilogia ambientata nel mondo dei Palazzi e dei cacciatori di Azura, Il sogno dell’incubo riapre la storia di Thea alcuni mesi dopo gli eventi narrati ne Il bacio della morte (mia recensione): la protagonista è alle prese con la noiosissima punizione che il Consiglio le ha imposto, riordinare gli Archivi in compagnia del vecchio Severian, sepolta sotto strati di polvere secolare e ormai ben lontana dalle tanto amate palestre, e non perde occasione per lamentarsene con gli amici. Inoltre dalla scomparsa di Damian i suoi sogni sono tormentati da incubi ricorrenti, a volte popolati da misteriose figure che tentano forse di comunicarle qualcosa, altrimenti la protagonista è proprio Thea, ed è sempre prossima alla morte. Situazione allegra vero? L'unico aspetto positivo del momento è il riavvicinamento alla madre e il miglioramento delle sue condizioni di salute, i periodi di lucidità sono sempre più frequenti e prolungati, e anche il rapporto tra lei e il padre di Thea sembra migliorare. Ho trovato il comportamento di Thea altalenante, passa da momenti di puro egoismo ad altri in cui sembra disposta a sacrificarsi pur di salvare i suoi amici; per non parlare della costante insicurezza di cui è preda, ogni scusa è buona per iniziare a vedere rivali in giro e sentirsi accantonata come un giocattolo vecchio. Il personaggio che ho preferito e che purtroppo è stato poco sviluppato è Zarmayr Carzou, il padre di Thea, un demone all'apparenza inflessibile, duro e sarcastico ma che in realtà nasconde (molto in profondità!) un animo buono; troppo spesso interviene per salvare la situazione e Thea e purtroppo troppo poco si dice di lui, dei suoi traffici e del suo passato. La parte migliore della storia è senza dubbio il viaggio che Thea fa per allontanarsi momentaneamente dal Palazzo, si scoprono molti aspetti interessanti sulla mitologia che l'autrice ha creato e si approfondiscono alcune questioni che nel primo libro erano state lasciate in sospeso. Non mi ha convinto invece il finale, mi è sembrato troppo frettoloso rispetto al resto della storia, leggendolo ho pensato: e ci sono volute centinaia di pagine per capire questa banalità? Peccato perchè per il resto la storia mi è piaciuta (Thea a parte), è decisamente più interessante rispetto al primo libro quindi se avete dei dubbi sul continuare o meno la trilogia io vi consiglio di provare a darle un'opportunità (sperando in un miglioramento di Thea per il futuro!).

Fra

venerdì 20 dicembre 2013

Recensione: Trilogia Nightshade di Andrea Cremer

Buona lettura ^^

Titolo: Nightshade
Autore: Andrea Cremer
Editore: De Agostini
Pagine: 464
Prezzo: 16,40€
Trama: Tutte le diciassettenni sognano di incontrare il vero amore. Tutte tranne Calla Tor. Nella sua testa c'è un solo costante pensiero: squarciare la gola dei suoi nemici. Calla è la femmina Alfa di una delle più potenti famiglie di Guardiani che vivono in America, creature magiche capaci di trasformarsi in lupi, e responsabili della protezione dei luoghi sacri. Ma Calla, destinata al maschio Alfa del branco vicino, sceglierà una strada diversa, semplicemente salvando un escursionista, un ragazzo della sua stessa età ferito da un orso. Da quel momento niente sarà più come prima, perché Shay - l'irresistibile umano - custodisce un segreto che potrebbe cambiare le sorti del mondo e far vacillare il cuore saldo di Calla.

Titolo: Wolfsbane
Autore: Andrea Cremer
Editore: De Agostini
Pagine: 480
Prezzo: 16,40€
Trama: Quando Calla, il lupo mannaro adolescente femmina si risveglia nel quartier generale dei suoi acerrimi nemici, pensa di avere le ore contate. Contro ogni ipotesi, però, i Cercatori le fanno una proposta che, oltre a consentirle di rimanere in vita, le permetterebbe di portare in salvo il resto del suo branco. Il piano è rischioso e la battaglia potrebbe mietere più vittime del previsto, ma Calla sa che è l’unico modo per mettere fine a una guerra che va avanti da secoli. Chi sarà a pagare il prezzo del suo tradimento? L’impetuoso Shay, deciso a ogni costo a rimanere al fianco della ragazza che ama, o il fedele Ren, rimasto indietro a coprire la fuga dei due amanti? Un romanzo in cui tradimento, perdita, dolore, paura sono prove per sopportare, amare, sopravvivere.

Titolo: Bloodrose
Autore: Andrea Cremer
Editore: De Agostini
Pagine: 416
Prezzo: 16,40€
Trama: Calla non si è mai tirata indietro di fronte alle battaglie, ma ora che lo scontro finale con Bosque Mar sta per iniziare, in ballo c'è molto di più di una semplice vittoria. C'è la salvezza di Ren, l'amico che pensava di avere perso; c'è l'amore per Shay, messo alla prova dalle sue scenate di gelosia; c'è la sicurezza di suo fratello Ansel, sempre più fragile e spaesato, ora che non fa più parte del branco. Ma soprattutto c'è il suo ruolo di femmina alfa, che deve ancora essere messo alla prova, nonostante gli orrori inimmaginabili che la giovane Guardiana deve patire per liberare il mondo dalla magia distruttiva dei Custodi.

Recensione

In un paese sperduto, arroccato sul fianco di una montagna, vive una strana comunità in cui non vigono le normali convenzioni sociali: a dominare la scena troviamo i Guardiani, branchi di lupi dalla doppia natura – umana e animale – che vivono in armonia (o quasi) e si occupano di mantenere segreta la presenza della città e di alcuni luoghi sacri. All’apparenza appaiono come semplici esseri umani, in realtà possono assumere le sembianze di lupi in qualsiasi momento, trasformandosi in mortali macchine da guerra disposte a tutto per mantenere la comunità al sicuro; ad impartire ordini ai lupi ci pensano i Custodi, esseri molto potenti capaci di piegare al loro volere gli spettri e infliggere atroci sofferenze al malcapitato di turno. Calla è la figlia dell’alfa dei Nightshade, è un’adolescente di diciassette anni che ama correre in forma animale lungo le strette piste innevate della montagna senza una meta, semplicemente gustando la sua libertà; un giorno però la sua corsa si interrompe bruscamente quando si ritrova ad assistere ad uno scontro mortale tra un orso e uno sfortunato scalatore. Calla, nonostante i severi divieti imposti dai Custodi, decide di intervenire per salvare il ragazzo, convinta che il suo gesto non avrà conseguenze; quando però, a scuola, si ritrova in classe proprio il misterioso ragazzo capirà di essere nei guai. Tra lei e Shay si accende una passione che rischia di rovinare la vita della giovane alfa, destinata fin dalla nascita a Ren, l’alfa del branco Bane; tuttavia le questioni sentimentali non sono le sue sole preoccupazioni, l’arrivo di Shay porta i lupi a dubitare della storia che i Custodi hanno raccontato sulle origini dei Guardiani e sulla lotta secolare contro i Cercatori, da sempre dipinti come uomini crudeli alla ricerca dei luoghi che i lupi devono proteggere. Affrontando una serie di battaglie e di perdite, Calla riuscirà finalmente a fare luce sulla verità celata dai Custodi e sceglierà chi tra Shay e Ren sarà il suo compagno.

Da tempo volevo leggere questa trilogia, eppure ogni volta rimandavo cercando le scuse più assurde; l’uscita del volume conclusivo mi ha dato però la spinta giusta per iniziare, ed è successo proprio quello che immaginavo: ho divorato i tre libri nel giro di pochissimi giorni, e alla conclusione ho sperato di poter ricominciare ancora oppure di avere subito per le mani il prequel o lo spin-off. Forse è per la presenza dominante dei lupi, da sempre il mio animale preferito, o per la ricchezza di dettagli unita ad una straordinaria ambientazione e ad elementi davvero unici nel suo genere, o ancora per il susseguirsi continuo di azione che la trilogia mi è piaciuta così tanto: ho trovato i personaggi interessanti, sia i protagonisti che i personaggi secondari sono stati caratterizzati fin nei minimi dettagli. In particolare mi sono piaciuti molto Bryn, Ansel e Ren tra i Guardiani mentre tra i cercatori ho preferito Connor e il suo sarcasmo pungente; Calla è una protagonista piacevole, non la migliore delle eroine ma neanche la peggiore, diciamo che la sua capacità di giudizio a volte rischia di perdersi nei meandri dei tormenti amorosi; tra i due "contendenti" ho preferito Ren, Shay è tenero ma un pò troppo tranquillo, Ren invece è più impetuoso e passionale, non c'è storia :D
Un ulteriore aspetto positivo è rappresentato dalle ambientazioni: sono molto varie, passiamo dal classico liceo a salti spaziali con annesso spostamento di edifici, dalle montagne innevate alle grotte sottomarine a diabolici labirinti di siepi, ogni volta l'autrice è riuscita a rendere tridimensionali le descrizioni dei vari luoghi. Infine mi è piaciuto il ritmo relativamente serrato della vicenda, i vari seguiti riprendono esattamente dal punto in cui si interrompe il volume precedente per cui vi consiglio di leggere la trilogia tutta di seguito per poterla apprezzare veramente.

Assolutamente consigliata!!

Fra

martedì 10 dicembre 2013

Recensione: Il bacio della strega di Melissa de la Cruz

Buona lettura ^^

Titolo: Il bacio della strega
Autore: Melissa De La Cruz
Editore: Leggereditore
Collana: Narrativa
Pagine: 384
Prezzo: 10,00€
Trama: C’erano una volta, a North Hampton, tre donne straordinarie che conducevano una vita molto ordinaria. Joanna Beauchamp, capelli grigi e pollice verde, viveva in un’imponente casa coloniale con le sue due figlie, la timida, bionda bibliotecaria Ingrid e la rossa, scatenata barista Freya. Peccato che la loro vita sia solo apparentemente normale, visto che sono in realtà tre dee dell’Asgard: nel nostro mondo, tre streghe. E fra una torta al rabarbaro, un consiglio di lettura e un cocktail ben dosato fanno piovere piccole, generose magie su tutti gli abitanti dell’inconsapevole cittadina. Ma tre streghe non possono restare fuori dai guai a lungo, soprattutto se c’è di mezzo l’amore, umano o divino che sia, reso ancor più complicato da veleni, vendette e maledizioni millenarie. Non ci sarà bisogno di un incantesimo per tenere le lettrici incollate alle pagine di questo nuovo capitolo della saga delle Streghe di East End.

Recensione

Nella tranquilla cittadina di North Hampton vivono tre donne molto particolari: Johanna, madre cinquantenne con la passione per il giardinaggio e per la cucina; Ingrid, la figlia tranquilla, bibliotecaria dal carattere riservato che preferisce trascorrere le giornate in compagnia di mappe antiche piuttosto che di altri esseri umani; infine Freya, la figlia ribelle, sempre pronta a fare festa nel suo piccolo bar grazie anche ai misteriosi cocktail che prepara. Cosa hanno di strano? Semplice, sono in realtà tre dee della mitologia norrena che da secoli ormai vivono in mezzo ai mortali. Dopo aver attraversato il terribile periodo dei processi alle streghe le tre sono convinte di essere ormai al sicuro grazie alla mentalità aperta del XXI secolo, ma il pericolo arriva proprio dal passato: il ritorno di Freddie, fratello gemello di Freya, porta con sé l’ira delle valchirie per un torto vecchio di secoli, e la stessa Johanna sarà coinvolta in un rituale molto pericoloso che per qualcuno potrebbe rivelarsi mortale..

Secondo volume della serie delle Streghe di East End, Il bacio della strega ci riporta finalmente a North Hampton dalle Beauchamp, la famiglia di streghe buone che non perde occasione per aiutare la popolazione con pozioni magiche, divinazioni e piccoli incantesimi. Pare che ultimamente la mitologia nordica sia al centro di varie serie, è trattata ogni volta in maniera diversa ma i protagonisti non cambiano: in questo caso non abbiamo vampiri e berserker (come nella Saga dei Vanir di Lena Valenti) ma proprio gli dei norreni che hanno deciso di vivere sulla Terra. Ad esempio Freya, la barista focosa che riesce a creare ogni sera un’atmosfera magica grazie a trucchetti innocui, è in realtà la dea dell’amore, mentre Ingrid è la dea del focolare. In questo nuovo romanzo le tre donne sono alle prese con una serie di problemi che vanno dalla timidezza eccessiva di Ingrid alle prese con il primo appuntamento al ritorno di Freddie dall’esilio; l’autrice riesce ad intrecciare le varie vicende in un unico, grande disegno che vede coinvolti non solo i Beauchamp ma anche i figli di Odino e le terribili e sanguinarie valchirie, in cerca di vendetta da secoli per il crollo del magico ponte Bofrir. Mi è piaciuta molto la parte riguardante i folletti e Ingrid, queste creature magiche risultano davvero simpatiche grazie ai loro caratteri chiaramente delineati e quasi caricaturali; mi è piaciuta anche l’ultima parte della vicenda riguardante Freya, ma non voglio parlarvene troppo per non rovinarvi la sorpresa :)

Consigliato se avete letto il primo libro e vi piace la mitologia norrena.

Fra

sabato 7 dicembre 2013

Recensione: Il libro di Ruth di Lena Valenti

Buona lettura ^^

Titolo: Il libro di Ruth
Autore: Lena Valenti
Editore: Fanucci
Collana: Tif Extra
Pagine: 672
Prezzo: 14,90€
Trama: Arrivata a Londra per fare visita alla sua migliore amica Aileen, Ruth non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi coinvolta in una guerra fra esseri immortali creati dagli dèi vani e asi. I traumi e le voci del passato tornano a tormentarla, ma Ruth non sa che il suo più grande timore può trasformarsi in un’opportunità per ritrovare sé stessa e scoprire chi è veramente: la Cacciatrice, la più potente fra le sacerdotesse della dea Nerthus, colei che può condurre le anime perdute al riposo eterno. Ma il destino la mette nelle mani di Adam, un Berserker moro e taciturno che non crede a quanto lei rappresenta e, anzi, ossessionato da visioni oscure e sanguinarie, la ritiene pericolosa per il suo clan. In un gioco di volontà, resistenza e desiderio, Ruth e Adam dovranno cedere all’attrazione l’una per l’altro e superare rancori e pregiudizi per affrontare uniti, come la Cacciatrice e il Signore degli Animali, la minaccia del Ragnarök, la fine dei tempi che si sta avvicinando.

Recensione

Da quando, durante un crudele attacco, è stata salvata dal berserker Adam, Ruth non riesce a smettere di pensare a lui: nonostante odi pensare a se stessa come alla classica ragazzina innamorata, il volto del ragazzo continua a tornarle in mente, i suoi occhi magnetici e quel suo sguardo così appassionato riempiono i suoi sogni ormai ogni notte. Eppure, dopo quel magico ma brevissimo momento, tra i due le cose sono precipitate: le rare volte in cui si incontrano Adam la considera a malapena, e quando lo fa è solo per insultarla. Ruth non sa che anche lei popola i tormentati sogni di Adam, ma in maniera spiacevole: ogni volta, puntualmente, lei lo fronteggia e lo uccide scoccando una freccia da un arco misterioso; essendo lo sciamano del clan Adam sa che i suoi sogni sono premonitori, ed è questo il motivo per cui cerca disperatamente di tenere Ruth lontana da sé. Tuttavia le circostanze non fanno altro che avvicinare i due, costringendoli ad accettare la reciproca compagnia e a scoprire alcune verità sul loro passato, venendo a patti con i loro demoni personali..

Secondo libro della serie iniziata con Il libro di Jade (qui la mia recensione), Il libro di Ruth continua ad addentrarsi nel mondo dei Berserker e dei Vanir, i potenti guerrieri creati dagli dei nordici per vegliare sul popolo umano. Mentre nel primo volume l’autrice si è concentrata soprattutto su Aileen e Caleb, in questo nuovo capitolo i personaggi principali sono Ruth e Adam: lei, da sempre molto legata ad Aileen e per questo motivo coinvolta fin da subito nel suo nuovo stile di vita, è più di quanto non sia disposta a credere. Dentro di lei brilla una luce, un potere incredibile che la rende unica al mondo: lei è la leggendaria Cacciatrice, l’unica che possa aiutare le anime a passare oltre e accettare il loro destino. Lui, potente sciamano del clan, è tormentato dal senso di colpa per una serie di eventi che non è riuscito ad evitare nonostante il suo dono; il loro incontro, come è prevedibile, scatena una serie di reazioni contrastanti che, in un modo o nell’altro, portano a situazioni spesso bollenti. Tra i due protagonisti ho preferito Adam, Ruth mi è sembrata infantile nell’affrontare certe situazioni e comunque abbastanza prevedibile; mi è piaciuta molto l’attenzione che l’autrice ha riservato al passato di entrambi, che è fondamentale per la riuscita della storia. Una cosa però non mi ha convinto: la mitologia cui fa riferimento la serie è abbastanza ricca di dettagli, spesso può trarre in confusione soprattutto quando si legge di come siano state create le due famiglie di guerrieri, forse sarebbe stato il caso di snellirla o quanto meno di inserire uno schema (tipo albero genealogico per capirci) nelle ultime pagine del libro per aiutare il lettore a non perdersi nei meandri del pantheon norreno. Inoltre la narrazione nella prima parte risulta a mio avviso un po’ lenta, solo dopo circa un centinaio di pagine si riesce ad ingranare la lettura a pieno ritmo e a farsi catturare dalla storia. Comunque in generale non mi è dispiaciuta come continuazione, vedremo come saranno i prossimi sette (!!!) libri.

Consigliato agli amanti della mitologia nordica.

Fra

venerdì 6 dicembre 2013

Recensione: Il manipolatore di Michael Robotham

Buona lettura ^^

Titolo: Il manipolatore
Autore: Michael Robotham
Editore: TimeCRIME
Pagine: 592
Prezzo: 5,90€
Trama: Nuda sotto una pioggia torrenziale, una donna parla al cellulare; è sul parapetto di un ponte, in bilico sui tacchi delle sue scarpe rosse. Sull’addome ha una scritta realizzata col rossetto: ‘Puttana.’ Piange e supplica. Ma quando lo psicologo Joseph O’Loughlin le si avvicina per parlarle e cercare di salvarla, la donna gli sussurra solo una cosa: «Lei non capisce.» Poi, si lascia cadere. Un drammatico suicidio, una brutta storia finita male. Ma a poche ore di distanza, la figlia della donna si presenta alla porta del professor O’Loughlin, sostenendo che non si è trattato affatto di suicidio. A dispetto delle apparenze, lo psicologo le crede e inizia così a chiedersi chi ci fosse all’altro capo del telefono mentre la donna decideva di gettarsi nel vuoto. Chi è penetrato nella sua mente, manipolandola e plagiandola fino a spezzarne la vita? Quale oscuro piano si nasconde dietro questo insolito delitto e chi può avere tanta capacità di persuasione da indurre alla morte? Per il professor O’Loughlin comincia una sfida che coinvolgerà anche quanto gli sta più a cuore: la propria famiglia. Michael Robotham costruisce un thriller indimenticabile, avvincente in quanto assolutamente verosimile, coinvolgente perché scritto in modo superbo.

Recensione

Mentre affronta i sintomi sempre più evidenti del Parkinson, il professor Joseph O’Loughlin, docente di Psicologia all’Università di Bath, si trova suo malgrado coinvolto in un’indagine di polizia: una donna si è suicidata gettandosi da un ponte e lasciando la figlia adolescente, Darcy, che non riesce a rassegnarsi all’idea di aver perso la madre. Nonostante un’iniziale insicurezza, lo stesso professore arriva a dubitare delle intenzioni della suicida, troppi elementi non quadrano ma è un avvenimento in particolare che spazza via i dubbi dello psicologo: un’altra donna si suicida in maniera altrettanto sospetta, lasciando dietro di sé una scia di indizi che tuttavia Joe non riesce a mettere insieme. Nonostante gli sforzi congiunti dello psicologo e del detective Veronica Cray, risalire alla persona che sta manipolando la mente delle vittime sembra davvero impossibile, la sua attenzione ai più insignificanti particolari è maniacale, sembra che nulla possa tradirlo. Quando però sarà Joe in prima persona ad essere coinvolto nel gioco dell'assassino, ad essere manipolato come le altre vittime prima di lui, riuscirà a superare in astuzia l’assassino oppure si arrenderà e soccomberà anche lui alle sue paure?

Il manipolatore è il terzo volume della serie dedicata alle indagini del professor O'Loughlin; avendo letto in passato il quarto libro della serie (qui potete leggere la recensione) posso dirvi che seguire l'ordine di pubblicazione non è strettamente necessario in quanto i casi si concludono alla fine di ogni libro, è strano solo leggere nell'ordine sbagliato di alcuni particolari riguardanti la vita privata del protagonista come il graduale degenerare della sua malattia. Robotham ha uno stile che mi ha conquistato sin dalle prime pagine dei suoi romanzi, ha la capacità di trasmettere un senso di inquietudine che attanaglia il cuore e la mente e non ti lascia fino a quando nelle ultime pagine tutti i nodi vengono al pettine e il colpevole di turno viene finalmente fermato. Questo caso ha agganciato la mia mente in modo particolare in quanto si è rivelato molto psicologico e indirettamente violento, è stato incredibile assistere alla facilità con cui la mente umana possa essere manipolata, nonostante il buon senso spinga per farsi sentire in certi casi il panico è così predominante da oscurare tutto il resto e riempire la mente di scenari devastanti e dolorosi, spingendo la vittima a fare letteralmente qualsiasi cosa le venga ordinato di fare. Il protagonista è un personaggio a mio avviso molto ben riuscito, soprattutto grazie ai suoi limiti che in realtà lo rendono estremamente umano e credibile, come il fatto che quando si parla della famiglia la sua straordinaria lucidità professionale e capacità di analisi vengano meno, sostituite dai semplici ma allo stesso tempo intensi sentimenti di un padre e di un marito. Bello, davvero un ottimo thriller.

Consigliato

Fra

mercoledì 4 dicembre 2013

Recensione: Skinwalker di Faith Hunter

Buona lettura ^^

Titolo: Skinwalker
Autore: Faith Hunter
Editore: Fanucci
Collana: Tif Extra
Pagine: 448
Prezzo: 10,00€
Trama: E’ passato solo un anno da quando Jane ha quasi perso la vita lottando contro una pericolosa famiglia di vampiri che infestava un’indifesa cittadina. Ora, dopo una lunga convalescenza, è pronta a saltare di nuovo sulla sua moto per dedicarsi a una nuova missione: Jane viaggia leggera, solo qualche vestito e i suoi attrezzi da ammazzavampiri professionista. Questa volta a pagare per i suoi servigi sarà proprio una vampira, una tra le più anziane e potenti di New Orleans, alle prese con un collega fuori controllo che mette a rischio l’intera comunità. Ma se i non-morti hanno poteri oscuri e insondabili, anche Jane ha le sue armi non convenzionali. Lei è una skinwalker, una mutaforma di sangue cherokee: può trasformarsi in qualsiasi creatura e contare sugli istinti primordiali, affinati e selvaggi che fanno parte della sua natura ferina. Istinti che dovrebbero tenerla lontana da un affascinante biker cajun con misteriosi tatuaggi sul braccio...

Recensione

Jane Yellowrock è una ragazza dalle radici cherokee che si sposta continuamente attraverso gli Usa a causa del lavoro che svolge: è un’ammazzavampiri di professione, ha sviluppato una tale bravura nello sterminare i non morti che la sua fama le ha procurato incarichi spesso bizzarri. L’ultimo lavoro però supera tutti i precedenti: ad assoldarla è proprio una vampira, una tanto potente quanto pericolosa, che vuole ricorrere ai suoi servigi per eliminare un pericoloso emarginato, un vampiro solitario che con i suoi attacchi furiosi rischia di compromettere l’intera comunità dei vampiri. Per stanarlo Jane è costretta a fare affidamento su alcuni vampiri ma anche su un misterioso ragazzo che continua a presentarsi alla sua porta, implorandola di poter collaborare con lei; inoltre Jane ha un asso della manica. E’ una skinwalker, una mutaforma che può assumere le sembianze di alcuni animali, ma il suo preferito è la Bestia, un felino dagli artigli mortali che con i suoi sensi sviluppati riesce a mettersi sulle tracce dell’emarginato, scoprendo però che qualcosa nel suo odore non quadra..

Primo volume di una serie paranormal che al momento conta ben sette (!!) volumi, Skinwalker racconta la vita di Jane Yellowrock, una ragazza dal passato misterioso di cui neanche lei ha memoria, all’apparenza può sembrare fragile e minuta ma la sua forza è straordinaria, così come la sua agilità e la sua capacità di recupero dopo un incidente. Questo, oltre alle sue capacità investigativa, è ciò che maggiormente l’aiuta a cavarsela in ogni situazione, e dovendo affrontare una minaccia come quella dei vampiri Jane sa di dover ringraziare quella parte di lei che in realtà non le appartiene e che lei chiama “la Bestia”. Questo è stato il particolare più interessante del romanzo, la convivenza di due nature (umana e animale) in un unico corpo: attraverso un rituale infatti Jane riesce a modificare la struttura del suo corpo, assumendo quella dell’animale e trasformandosi in esso. La cosa interessante è il fatto che le due anime sono sempre presenti, tanto è vero che spesso Jane parla con l’anima della Bestia, e altrettanto spesso i bisogni di una non coincidono con quelli dell’altra. La differenza tra queste due “versioni” della protagonista si nota soprattutto nei due diversi stili adottati dalla scrittrice per le narrazioni in prima persona: quando a narrare è Jane lo stile è quello che ci si aspetterebbe di trovare normalmente, con periodi di varia lunghezza e buona proprietà di linguaggio; quando invece il narratore è la Bestia i periodi si accorciano drasticamente, così come le descrizioni cambiano ma anche la percezione dell’ambiente che la circonda. Come dicevo questo è senza dubbio l’elemento che rende il libro un po’ diverso rispetto agli altri suoi simili, l’indagine di Jane è interessante ma non così tanto come speravo e in alcuni punti è forse un po’ forzata.

Comunque come inizio di serie non è male, consigliato se vi piace il genere :)

Fra