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venerdì 11 maggio 2012

Novità: Caos di cose a caso di Davide Maselli + intervista

Buongiorno ^^ Iniziamo la giornata con la segnalazione di un libro uscito l’anno scorso, si tratta dell’esordio letterario di Davide Maselli ed è una raccolta di pensieri e poesie.

Titolo: Caos di cose a caso
Autore: Davide Maselli
Editore: Rupe Mutevole
Collana: La quiete e l’inquietudine
Pagine: 44
Prezzo: 10,00€

Per conoscere meglio l’autore (che potete contattare anche su facebook) vi propongo questa breve intervista, buona lettura ^^

1. Benvenuto Davide, grazie per aver accettato l'invito a questa intervista. Per rompere un po’ il ghiaccio inizierei con le domande classiche, del tipo: Chi è Davide? Descriviti ai nostri lettori.

Grazie a te Francesca e buongiorno!
Di me, posso dire che sono un ragazzo di 22 anni che cerca di inseguire i propri sogni. All'università frequento la facoltà di Psicologia; non mi piace molto studiare, ma se c'è una cosa che voglio davvero fare è il terapeuta: questo per me significa soprattuto aiutare le persone a vedere diversamente le cose. Pratico Yoga e meditazione da circa tre anni, e Aikido da quasi un anno. Ho svolto diversi lavoretti, e ne cerco uno con cui non gravare troppo sulla mia famiglia con cui vivo.

2. Come è nata la passione per la lettura? C'è stato un momento decisivo nella tua vita oppure è stato più un processo graduale?

Ricordo che mia madre mi convinse a leggere un libro: si trattava di due bambini molto piccoli che si innamoravano, e lui donava a lei il suo primo dentino da latte.
Più avanti, nacque la mia passione per la lettura, che ultimamente ho abbandonato, forse per via della mole di studio universitaria. Negli anni delle scuole medie e del liceo, i miei autori preferiti erano Isaac Asimov, Oscar Wilde, Milan Kundera ed Herman Hesse, dei quali ho letto quasi tutto. Poi sono passato alla manualistica, tra cui Freud e Jung, e testi di Spiritualità.

3. Quando hai iniziato a pensare di voler provare la carriera di scrittore?

Forse per via dell'ambiente in cui sono cresciuto, volere fare lo scittore era uno dei miei sogni nel cassetto: mia madre è insegnante di lettere, le sue sorelle lavorano nell'ambito dell'istruzione, e il nonno materno, mio grande amico e maestro, era direttore didattico del distretto lucano e mi ha iniziato alla letteratura, al latino, alla filosofia...

4. Nel periodo in cui hai scritto Caos di Cose a Caso hai mai avuto la tentazione di mollare?

In realtà non ho mai cominciato né finito di scrivere Caos di Cose a Caso: si tratta di una semplice raccolta di pensieri e poesie che ho scritto nel corso degli anni dell'adolescenza, per me, senza nessuno scopo. Mollare per me significa lasciare cadere legami e sovrastrutture, per mettermi al servizio della scrittura e riscoprire le mie emozioni più profonde, con gioia e commozione.

5. Hai un particolare momento della giornata e luogo in cui ti piace scrivere?

Non sono io a scegliere quando né cosa scrivere. Nasce qualcosa dentro, e io lascio che esca, che si manifesti sotto forma di scrittura. Altrimenti, posso cercare dentro me questa sensazione, questo pathos, questo "di più", e coltivarlo.

6. C’è un genere che ti piace molto leggere? Hai mai pensato di scrivere un libro proprio di quel genere?

Sono poco bravo a classificare i generi, ma fra tutti ho adorato il romanzo sentimentale e psicologico. Mi piace entrare nella mente, nei cuori e nel corpo delle persone che amano, senza mezzi termini, direttamente nelle loro vite.

7. Domanda classica: autore e libro preferito?

Risposta telegrafica: La vita è altrove di Milan Kundera.
Oggi non lo rileggerei, ma mi ha segnato profondamente e me lo porto sempre dentro.
Chissà a quanti amici l'ho regalato!

8. E-book si o e-book no? Questa è una domanda che tormenta noi lettori, come si può rinunciare alle sensazioni che proviamo tenendo in mano un libro?

Lascio che sia una scelta del lettore. Non mi va di arrogarmi il diritto di decidere. Il mio compito è scrivere, l'importante è questo: vada pure per l'e-book. Io senceramente faccio fatica a leggere a monitor e preferisco il libro. Il bello è che puoi appoggiarlo da qualche parte e dimenticarlo lì; poi lo guardi, e ricordi le emozioni che ti suscita.

9. Passiamo alle domande sul tuo libro, Caos di Cose a Caso; puoi raccontarci qualcosa in più sui temi trattati?

Sono emozioni, sono solo emozioni. Credo di essere sceso nel profondo per coglierne l'essenza. Immagini, suoni, scenari... qualcosa di suggestivo, senza logica. Dalla scrittura è bello lasciarsi trasportare, è un'anima mistica, un'amica fidata, e sceglie lei cosa scrivere... quali temi trattare, a me non interessa. Va bene tutto, purché sia sentito con passione e con poesia.

10. Quando hai iniziato a scrivere questa raccolta pensavi effettivamente di pubblicarla?

Assolutamente no. Sono stato "trovato" online. Ogni tanto pubblico qualcosa su un sito di racconti e poesie, e un giorno ho ricevuto un messaggio col quale un editore mi chiedeva se volessi pubblicare. Ho accettato senza pensarci troppo. Solo adesso, a distanza di un anno, comincio a pensare a una possibile fama e future pubblicazioni, a organizzare con un po' di criterio i miei movimenti in campo letterario.

11. Hai altri progetti letterari in vista? Se sì, continuerai a trattare questo genere?

Mi piace scrivere, e l'idea di avere tra le mani l'edizione dei miei racconti e poesie è davvero allettante. Sapere che le persone possono fruire delle mie creazioni, della mia immaginazione, dei miei pensieri... delle mie emozioni! Penso proprio che continuerò.
Attualmente ho un progetto in corso d'opera, totalmente diverso dal primo libro. Si tratta di una storia, ma di più non posso dire: è tutto da scoprire.

Grazie di nuovo per la disponibilità Davide, in bocca al lupo per tutto e a presto!

Grazie a te Francesca! Alla prossima,
Davide.


mercoledì 21 marzo 2012

Intervista: Daniele De Stefano, autore de L'ombra delle rose

Eccovi una nuova intervista, questa volta con Daniele De Stefano :) Buona lettura!

1. Benvenuto Daniele, grazie per aver accettato l'invito a questa intervista. Per rompere un po’ il ghiaccio inizierei con le domande classiche, del tipo: Chi è Daniele? Descriviti ai nostri lettori.
Ciao a tutti, mi chiamo Daniele De Stefano e sono un autore emergente di Reggio Calabria e sono felice di presentarvi il mio primo romanzo dal titolo L’Ombra delle rose; un thriller fantasy dai contorni surreali. Quest’opera rappresenta il mio esordio nel mondo degli scrittori.

2. Come è nata la passione per la lettura? C'è stato un momento decisivo nella tua vita oppure è stato più un processo graduale?
Direi che si è trattato di un processo graduale. Non ho capito subito ciò che mi piaceva leggere, ma l’ho fatto scoprendo gradualmente ogni autore. Ho cominciato, infatti, leggendo occasionalmente, per poi appassionarmi a dei determinati generi per poi aumentare l’intensità di lettura giorno dopo giorno.

3.
Quando hai iniziato a pensare di voler provare la carriera di scrittore?
Voluto da sempre! Scrivere mi ha sempre soddisfatto, ma pensare di sottoporre a qualcuno ciò che scrivevo, onestamente, è stata un’idea recente anche perché, fino a poco tempo fa, non sapevo come muovermi e a chi rivolgermi.

4. Negli anni in cui hai scritto L'ombra delle rose hai mai avuto la tentazione di mollare?
No. Questo perché, come dicevo prima, non avevo mai pensato di sottoporre il manoscritto a qualche casa editrice, quindi non avevo necessità di rispettare delle tempistiche, per cui, quando non avevo l’ispirazione, mi concedevo a pause piuttosto lunghe. Lasciavo riposare la mente e quando ero di nuovo pronto, riprendevo il mio romanzo con idee più fresche.

5. Hai un particolare momento della giornata e luogo in cui ti piace scrivere?
Credo che la voglia non dipenda dall’ora della giornata. Un giorno mi son messo a scrivere di notte, quindi credo che tutto dipenda dalla fantasia che può insorgere a qualsiasi ora. Naturalmente i luoghi in cui ci si trova alimentano questa ispirazione: per esempio scrivere nel tuo studio, sulla tua scrivania alimenta idee sicuramente più povere di quando si scrive davanti ad un panorama di sera.

6.
C’è un genere che ti piace molto leggere? Hai mai pensato di scrivere un libro proprio di quel genere?
Penso che qualsiasi scrittore conservi un genere in particolare nel cuore e tenta sempre di creare qualcosa che segua quel genere. Io adoro il romanzo gotico, mi affascinano le bellezze immerse nella perdizione. Credo sia abbastanza toccante il lato oscuro della vita; ad esempio leggere una storia d’amore in uno scenario paranormale e un po’ cruento per me è molto toccante. Ti spinge a ricercare con più entusiasmo una speranza, per cui ho cercato di dare al mio romanzo proprio quel genere.

7.
Domanda classica: autore e libro preferito?
Dracula di Bram Stoker, dove la storia d’amore tra Jonathan Harker e Mina Murray, viene tormentata dall’arrivo in Inghilterra del Conte. Questo è il genere di cui parlavo prima.

8.
E-book si o e-book no? Questa è una domanda che tormenta noi lettori, come si può rinunciare alle sensazioni che proviamo tenendo in mano un libro?
Si rinuncia con la sensazione odierna che si prova tenendo un tablet in mano per esempio. Vivere in un mondo tecnologico, inevitabilmente, porta dei notevoli cambiamenti alla “classicità” delle cose. Quindi credo sia necessario l’ e-book, dove la tecnologia ha preso il sopravvento, è tutta una questione di abitudine. Naturalmente i libri non spariranno, quindi ognuno può rimediare alle nostalgie.

9.
Passiamo alle domande sul tuo libro, L'ombra delle rose; puoi raccontarci qualcosa in più sui personaggi?
Chanel e Damien sono dei personaggi particolari, perché hanno delle capacità espressive ed emotive incredibili e la loro storia d’amore è alimentata da queste capacità. Diventa troppo bella per essere travolta da un evento surreale. Il capitano Dumont e il professore Marelli sono dei personaggi con un  ruolo più marginale, ma non per questo meno fondamentale. Sono molto carismatici e portano avanti le loro differenti idee con convinzione, per dimostrare di avere ragione.

10. Cosa ti ha fatto decidere di ambientare la storia in Francia?
La Francia, come anche alcune parti dell’Italia come Venezia, è il cuore delle ambientazioni di un romanzo gotico. Sembrerebbe strano ma, quando decisi di ambientare il romanzo in Francia non la conoscevo bene, ci sono andato qualche mese fa e ho scoperto di aver fatto benissimo a scegliere quell’ambientazione.

11. Dalla trama sembrerebbe esserci spazio per un prequel, hai pensato di realizzarlo?
Qualche pensiero l’ho fatto, ma è difficile creare dei sequel quando non si conoscono le opinioni del primo lavoro. Non so ancora che impressione abbia potuto dare il mio romanzo ai lettori. Non dico di aver prodotto un capolavoro, anzi la mia critica verso me stesso è forte e alcune volte credo di aver sbagliato qualcosa, ma questo perché ogni autore desidera sempre di perfezionarsi.

12. Hai altri progetti letterari in vista? Se sì, continuerai a trattare questo genere?
Certamente. Adesso ho in cantiere un lavoro abbastanza diverso, ma questo genere sarà sicuramente utilizzato per lavori futuri.

Grazie di nuovo per la disponibilità Daniele, in bocca al lupo per tutto e a presto!  

Intervista: Valentina Laforgia + estratto di Ogni goccia del mio sangue

Vi lascio all'intervista di Valentina Laforgia, autrice di Ogni goccia del mio sangue :) Buona lettura!

1.  Ciao Valentina, grazie per aver accettato l’invito a questa intervista. Per rompere un po’ il ghiaccio inizierei con le domande classiche, del tipo : Chi è Valentina? Descriviti ai nostri lettori.
Ciao a te Francesca, il piacere è tutto mio!
E’ il momento delle presentazioni, coraggio, posso farcela! Allora…mi chiamo Valentina Laforgia, ventisei anni( ventisette tra poco più di due mesi), pugliese, nata a Noci ma trapiantata a Bari per lavoro, dove a settembre del 2010 ho avviato un attività commerciale che tratta di accessori moda. Nel 2008 mi sono laureata in Economia Aziendale a cui ho fatto seguire un master in General Management.
Le mie grandi passioni sono tre: leggere, scrivere, e viaggiare. La passione per i libri penso sia nata con me, ho capito fin da subito che mi sarei nutrita più di carta che di cibo. La scrittura si è insinuata poco alla volta, nel momento in cui ho preso coscienza che la mia testa non riusciva più a zittire personaggi che avevano l’urgenza di raccontarsi. Allora ho deciso di lanciarmi in quest’avventura così appagante e liberatoria. Per ultimo, e non ultimo, adoro esplorare il mondo, riempirmi gli occhi di posti nuovi. Nella vita di tutti i giorni però sono tutt’altro che mondana. Datemi una pila di libri o qualche bel drammone cinematografico e mi renderete la donna più felice del mondo. In discoteca ci sarò stata due volte al massimo, l’ultima ci sono anche svenuta per la troppa gente che mi si accalcava addosso togliendomi il respiro. Il mio compagno ha seri dubbi che provenga da un’altra epoca.
2. Come è nata la passione per la lettura? C’è stato un momento decisivo nella tua vita oppure è stato un processo graduale?
Penso che l’amore per i libri sia innato, o non se ne può fare a meno oppure ci sono del tutto indifferenti. La maggior parte dei bambini che ascoltano rapiti le fiabe che gli vengono raccontate  dai genitori, hanno buone probabilità di diventare voraci lettori, ed io ne sono un esempio. Quando da piccolina ricevevo come regalo di compleanno un libro non ne rimanevo delusa, tutt’altro, non vedevo l’ora di immergermi quanto prima nella storia. Si è trattato di un processo naturale. Non leggere è come vivere a metà.
3. Quando hai iniziato a pensare di voler provare la carriera di scrittrice?
Mentre scrivevo “Ogni goccia del mio sangue” pensavo soltanto a concentrarmi sui personaggi e a tenerli vivi nella mia mente. Prima di iniziare scrivere, a grandi linee, ho tutta la vicenda in mente, ma so bene che svilupparla richiede tempo e impegno. Fino a che non porto a termine la storia, non faccio progetti, la scrivo come se nessuno dovesse leggerla. Una volta conclusa decido il da farsi. Quando ho finito di scrivere “Ogni goccia del mio sangue”, dopo averlo riletto decine di volte, ho deciso di farlo pervenire ad alcune case editrici. Le proposte a pagamento sono fioccate come neve, ma sin dall’inizio mi ero riproposta di non sborsare neppure un centesimo. Da qui l’incontro con L’Arduino Sacco Editore, che ha deciso di darmi un’opportunità senza volere nulla in cambio.
Parlare di “carriera” è un parolone, mi accontento di dire che scrivere è la mia passione e mi piace condividerla con chi ha il piacere di leggermi. Certo, trasformare la propria passione in un lavoro è il sogno di ogni scrittore! Diciamo così…sono una sognatrice con i piedi ben piantati in terra. Poi, mai dire mai.
4. Nei giorni in cui hai scritto “Ogni goccia del mio sangue” hai mai avuto la tentazione di mollare?
La sindrome da foglio bianco è l’incubo dello scrittore. A me è capitato di avere una particolare scena in mente e di faticare a trovare la giusta connotazione narrativa. Buttavo giù qualcosa e poi lo cancellavo perché non rispecchiava fedelmente l’idea originale. In questi casi la soluzione è solo una, fermarsi, lasciar sedimentare la scena e riprenderla quando si è più predisposti a raccontarla.
Bisogna accettare che non siamo narratori a comando, e che gli influssi della vita reale possono agire sugli ingranaggi della nostra immaginazione in maniera non sempre proficua.
I momenti di “sconforto narrativo” ci sono stati, ma l’idea di abbandonare la vicenda non mi è mai passata per la testa. Nella mia vita quando credo in qualcosa mi piace portarla a termine. Le difficoltà sono parte della vita, basta avere la grinta per superarle.
5. Hai un particolare momento della giornata e luogo in cui ti piace scrivere?
All’inizio, quando mi sono lanciata in quest’avventura, scrivevo un po’ a tutte le ore, non appena avevo un momento libero a disposizione. Ho capito però che il momento della giornata in cui la mia immaginazione è più fervida è al mattino presto. Munita di foglio e penna, dopo aver fatto colazione, mi posiziono sul tavolo della cucina e dedico alla scrittura un paio d’ore. Seguo una scaletta, non amo saltare da un capitolo all’altro senza rispettare la cronologia dei fatti e neppure anticipare la stesura del finale. Annoto le idee e le vado a ripescare quando è il loro momento, adattandole al corso degli eventi che non sempre rispecchia fedelmente i propositi iniziali. Così riesco a far vivere più liberamente i personaggi senza doverli incastrare forzatamente in ruoli precostituiti. La trasposizione al pc la faccio in un secondo momento, solitamente quando termino la stesura di un capitolo.
6. Ho letto nella tua biografia che ti piace molto il fantasy, hai mai pensato di scrivere un libro proprio di quel genere?
In realtà “Ogni goccia del mio sangue” è un paranormal romance che fa parte di un sottogenere dell’urban fantasy. Sinceramente al fantasy “puro” preferisco i sottogeneri, in particolar modo sia da lettrice che da scrittrice apprezzo il paranormalcon ambientazione contemporanea. Nel mio libro la connotazione sentimentale e intimistica gioca un ruolo importante.
7. Domanda classica: autore e libro preferito?
Non ho un autore e un libro del cuore. Ho tanti autori e tanti libri che mi sono rimasti dentro. Quando acquisto un libro non ho preconcetti. Spulcio qua e la in libreria leggendo le trame, mi faccio guidare unicamente dall’istinto. Spesso nel consigliare un titolo mi capita di non ricordare l’autore, o viceversa. Posso dirti però che uno dei libri che mi ha colpita particolarmente è stato “Voglio vivere prima di morire” di Jenny Downham. L’ho letto ben due volte, ed in entrambi i casi ho pianto fino ai singhiozzi. Tristi ma bello, ricco di messaggi. Lo consiglio, muniti di klenex però!
Poi c’è un classico che rileggerei infinite volte. “Storia di una capinera” di Giovanni Verga. Consigliatissimo anche questo, l’ideale per chi ama le storie tormentate.
Nel panorama fantasy salto di fiore in fiore anche se ho una particolare predilezioneper la penna di Nancy Kilpatricke Lara Adrian. Soprattutto la prima è abbastanza “indigesta”, quindi o la si ama o la si odia.
8. E-book si o e-book no? Questa è una domanda che tormenta noi lettori, come si può rinunciare alle sensazioni che proviamo tenendo in mano un libro?
Bella domanda questa!
Se l’e-book dovessi imporsi come forma preponderante di diffusione libraria si stravolgerebbe innanzitutto il sistema editoriale, si trasformerebbe quasi completamente il ruolo dell’editore. Quelli più penalizzati sarebbero i distributori.
Purtroppo o per fortuna la tecnologia avanza e tutto si consuma più velocemente, basta un click e si ottiene qualsiasi cosa. Personalmente ritengo che un libro di carta sia tutta un’altra storia rispetto ad uno di pixel. Vuoi mettere il profumo dell’inchiostro, la sensazione della carta che scorre tra le dita. Nulla è più appagante. Si crea un rapporto intimo con la storia, e questo legame fisico non potrà mai crearsi con una schermata asettica.
9. Passiamo alle domande sul tuo libro, “Ogni goccia del mio sangue”, puoi raccontarci qualcosa in più sui personaggi?
Il personaggio indiscusso è Viola, infatti la narrazione segue il suo punto di vista. Ne vengono fuori pagine introspettive che raccontano i suoi dilemmi.
Fin dalle prime battute si capisce subito che è una tipa tosta che decide della sua vita, nel bene e nel male, assumendosene poi le conseguenze. La bocciatura all’ultimo anno del Liceo la costringe suo malgrado a ripetere l’anno, ma lei scalpita per abbandonare il paesino in cui è nata per volarsene a Londra dove ha trovato lavoro presso un’importante casa editrice. A tratti tenera e indifesa, a tratti forte e decisa. Ma anche impavida, coraggiosa e sogniatrice.
L’incontro con Gabriele, un ragazzo dal fascino oscuro, la costringerà a mettere in discussione parecchie certezze. Entrerà in conflitto con se stessa, la sua coscienza verrà sdoppiata e lei non saprà con quale delle due metà schierarsi. Il cuore la spingerà da una parte e la ragione la tirerà da tutt’altra.
Scoprirà che tra bene e male la demarcazione non è netta, che tra il bianco e il nero c’è anche il grigio e che il più delle volte questa è la l’unica sfumatura possibile.
Molto su Gabriele si scopre man mano che si procede nella narrazione, quindi se anticipo tolgo il gusto. Posso solo dire che l’incontro con Viola giunge inaspettato e lo spiazza. La sua prepotenza e le sue reazioni spesso incomprensibili celano un conflitto di fondo.
Intorno a Viola gravitano personaggi secondari come i nonni materni, che l’hanno cresciuta e a cui lei tiene particolarmente, un istruttore ginnico che le fa la corte, e un suo compagno di banco che cerca di salvarla durante le interrogazioni. E poi c’è il suo adorato cavallo, Fufi, con cui ha un legame speciale ed esclusivo.
10. Quanto c’è di te nella protagonista, Viola?
Come la mia eroina ho un’indole abbastanza selvaggia e solitaria e come lei mal sopporto le costrizioni e le imposizioni. Pur non avendo specificato il nome del paese in cui si svolge la vicenda, nella descrizione dei luoghi ho tratto ispirazione dal mio, Noci, un paese in collina nel cuore della murgia, poco distante da Bari.
A differenza di Viola, però, la scuola non mi è mai pesata e raramente, forse mai, sono entrata in conflitto con i professori.
Alcuni aneddoti, come ad esempio l’episodio della famosa radice di cui Viola parla nel primo capitolo, non sono frutto dell’immaginazione. Ho voluto omaggiare mio nonno. Ogni volta che racconta quel particolare episodio della sua vita mi fa scompisciare dal ridere. Non ho mai conosciuto un uomo più simpatico di lui. A proposito, come Viola, anch’io voglio molto bene ai miei nonni.
11. Cosa ti ha spinto a scegliere i vampiri come creature soprannaturali?
Nonostante ultimamente la figura del vampiro sia abbastanza inflazionata, ritengo sia la più controversa e sfaccettata nella letteratura fantastica, quella che meglio si presta a farsi raccontare.
Sono longevi, fascinosi, conturbanti e con quel pizzico di crudeltà che li rende appetibili ed eccitanti, mai scontati. Succubi della loro maledizione, si nutrono di sangue, di vita, e di oscurità, in perenne conflitto con la loro natura. Ho scelto questa creatura soprannaturale per la sua ambiguità. E se dovessero innamorarsi tutto si complica. Con loro non si sa mai dove si va a parare.
12. Pensi che scriverai un seguito? Questo potrebbe sembrare il primo volume di una lunga serie.
Al momento non è previsto un seguito. E’ un romanzo autoconclusivo, anche se il finale potrebbe lasciar spazio a nuove avventure. Può darsi che se la stessa domanda me la poni tra sei mesi ti rispondo che ci sto lavorando. Sono i personaggi che decidono come, quando, e dove vivere, e io non posso che esser la loro medium.
13. Hai altri progetti letterari in vista?
Da un mesetto sono alle prese con un nuovo paranormal romance. Questa volta ho deciso di spostare l’azione fuori dall’Italia. Per scaramanzia non aggiungo altro.
Inoltre ho un romanzo che riposa nel pc. Si tratta di una storia d’amore dai risvolti magici.
Grazie di nuovo per la disponibilità Valentina, in bocca al lupo per tutto e a presto!  
Un grazie particolare a Francesca che è stata così gentile nel regalarmi uno spazio nel suo fantastico blog.

Valentina ha messo a disposizione il primo capitolo del suo libro, potete leggerlo in anteprima cliccando QUI :)

mercoledì 7 marzo 2012

Intervista a Gregorio Giungi, autore de I diari della bicicletta

Vi lascio alla lettura dell'intervista a Gregorio Giungi, non perdete l'occasione di scoprire qualcosa in più sull'autore de I diari della bicicletta (recensione qui) ^^ Buona lettura!

1. Benvenuto Gregorio, grazie per aver accettato l'invito a questa intervista. Per rompere un po’ il ghiaccio inizierei con le domande classiche, del tipo: Chi è Gregorio? Descriviti ai nostri lettori.
Ciao Francesca, grazie a te! Dunque, Gregorio ha cinquant’anni – e quindi è un esordiente un po’ stagionato, in effetti… ;-) … Bon, che dire di me? Sono un Militare di carriera che negli ultimi  otto anni ha avuto una vita piuttosto movimentata, diciamo.. Mi sono occupato di Analisi politico-militare e Comunicazione nell’ambito delle operazioni NATO, più altre cosucce che non vale la pena di raccontare ;-))..  Ho attraversato di recente un periodo di profonda crisi personale– anzi, lo sto attraversando ancora – che però mi ha dato il tempo e l’occasione di fare quel che andava fatto da molto ..poiché era da molto tempo infatti che facevo parte dei cripto-scrittori, malsana genìa di persone incompiute che ho deciso di rinnegare con “I Diari della bicicletta”,  il mio primo tentativo di uscire allo scoperto. A parte tutto ciò, al momento conduco una vita piuttosto normale, per quanto possa esserlo la vita in Italia, in un periodo come questo, e ad Ancona – cittadina amena ma non troppo – da  sempre.

2. Come è nata la passione per la lettura e la scrittura? C'è stato un momento decisivo nella tua vita oppure è stato più un processo graduale?
Da bambino, la mia Maestra di scuola elementare (ai miei tempi ce ne era solo una, sapete) diceva che da grande sarei diventato uno scrittore. Effettivamente, in una gara di composizione, il mio tema e quello di una bambina furono scelti dalla commissione per essere letti di fronte a tutta la scuola e vinsero la competizione ex aequo. Non saprei dire, tuttora, se la Maestra avesse avuto ragione o meno, né se mi fossi meritato la vittoria, ma vi posso garantire che scrivere mi piace sin da allora, ed intendo da prima di vincere quella piccola competizione. Io credo che nel mio caso si tratti di una passione innata, che mi accompagna da sempre assieme alla passione per la lettura. E’ stato da giovanotto, però, che ho cominciato a scrivere in modo più esteso e complesso. Fu dopo l’Università che cominciai a considerarmi il cripto-scrittore di cui ho appena detto :)
 
3. Hai un particolare momento della giornata e luogo in cui ti piace scrivere?
Di notte. Il mio tipo bio-ritmico è senz’altro quello della civetta. Soltanto con vivo sforzo riesco a scrivere di mattina. Lo posso fare, ma lo detesto. E’ di notte che sono ideativamente prolifico, ed è sempre stato così: sia al Liceo che all’Università ero uno studente notturno, e di mattina uno studente scadente. Ed  avevo un luogo, sì, dove scrivere in senso creativo mi era indubbiamente più facile. Era una casa di campagna persa in mezzo al nulla collinare dell’entroterra di Ancona, che al secondo piano aveva un salottino con un piccolo scrittoio in un angolo, tra il camino ed il bordo ringhiera in legno delle scale: io scrivevo lì, guardando ogni tanto il verde del bosco al di là della finestra. La mia Isoletta-che-non-c’è, pensavo sempre, e mi sono portato iella: infatti ora non c’è più davvero, l’ho perduta insieme alla casa, che tra parentesi era la casa dei miei sogni. Ora mi accontento di scrivere sul tavolo della cucina/salotto del nostro appartamentino di città, dove ora viviamo io e mia moglie.
 
4. C’è un genere che ti piace molto leggere? Hai mai pensato di scrivere un libro proprio di quel genere?
Come lettore sono assolutamente orientato al genere neo-gotico/ossianico ed alla fantascienza, il mio primo amore, ma non disprezzo altri generi (i romanzi storici, ad esempio, come quelli di Valerio Massimo Manfredi, l’autore che in questo campo apprezzo di più). Avevo in effetti iniziato a scrivere anni fa – tra altre cose – un romanzo neo-gotico, un thriller esoterico che toccava argomenti religiosi veri e propri – affrontati però da un punto di vista, diciamo, alternativo – ma come le altre cose è rimasto incompiuto. Non escludo di rimetterci le mani in un futuro prossimo, ma non per il momento.
 
5. Domanda classica: autore e libro preferito?
 :) Scusami se sorrido, ma mi è impossibile darti una risposta con un singolo nome ed un singolo titolo, non sarebbe onesto: perché gli autori e i libri che mi piacciono sono tanti. Stephen King è lo scrittore di cui ho più libri, mi sembra (perdona la vaghezza, ma adesso non è il caso che mi arrampichi sulla biblioteca per un conteggio comparativo J), ma devo nominare anche Clive Barker, Neil Gaiman, Glenn Cooper… Riguardo la fantascienza, poi, il re indiscusso è per me l’ineguagliato Philip Dick. Come libri, metterei ad un risicato primo posto “Spettri” di Andrew Klavan -  che purtroppo non ha ripetuto questa esperienza neo-gotica – subito seguito da “Il luogo delle ombre” di Dean Koontz e “Il canyon delle ombre” di Barker.. Per la fantascienza, invece, metterei al primo posto “Il fiume della vita” di Philip Josè Farmer
 
6. E-book si o e-book no? Questa è una domanda che tormenta noi lettori, come si può rinunciare alle sensazioni che proviamo tenendo in mano un libro?
Devo darti una risposta “schizofrenica”. Come lettore per me esiste solo il libro fatto di carta – e possibilmente una buona carta, anche – ma come autore, oggi, devo sostenere l’e-book, che dà la possibilità allo scrittore di diventare più indipendente dalle case editrici e di ottenere potenzialmente remunerazioni assai migliori ( e ciò vale, ahimé, soprattutto per gli scrittori alle prime armi), gestendo direttamente la vendita del prodotto. Mi rendo conto dell’incoerenza intellettuale di una risposta del genere, ma tant’è :(..Forse altri scrittori – specie se principianti – mi potranno capire.. :)
 
7. Passiamo alle domande sul tuo libro,I diari della bicicletta; quanto ha influito la tua carriera militare nella scelta del tema che hai trattato? Leggendo i libri di guerra ci si trova molto spesso di fronte alla seconda guerra mondiale oppure alla guerra del Vietnam; c'è un motivo per cui hai deciso di ambientare il cuore del tuo romanzo durante la prima guerra mondiale? E' stato difficile raccogliere il materiale necessario per mettere insieme una vicenda storicamente corretta?
Veramente, nella scelta di per sé, nulla. Il prosaico fatto è che il materiale biografico di base per lo sviluppo del romanzo era già da molto tempo in mio possesso, così come da molto tempo avevo capito che poteva essere ottima materia prima per un prodotto del genere. Come sottolineo – e come ho indicato nel libro - si tratta di una storia vera, la storia umana ed esistenziale di un uomo realmente esistito (e che io definisco, da un punto di vista storico-sociologico, Uomo Trans-Epocale)  il cui fulcro si trova nelle trincee del Nord-Italia, durante la Prima Guerra Mondiale, e la cui appendice si prolunga nella Seconda, subita da civile. La mia scelta è stata farne un romanzo, ma il tema era predeterminato. Però è anche vero che il materiale in mio possesso era un confuso guazzabuglio di resoconti e indicazioni di tipo militare, privi di qualsiasi valore narrativo e difficili da capire per chi non fosse un “addetto ai lavori” .. La mia carriera e la mia esperienza – come anche, perdonate, la mia buona conoscenza della Storia, di cui sono un grande appassionato -  sono servite, direi, a riorganizzare narrativamente il materiale di cui disponevo e  delineare meglio l’ambientazione negli specifici particolari, a rendere, forse, più vivida la descrizione degli avvenimenti e delle molteplici “tipologie” di uomini in divisa, del loro comportamento in guerra…Insomma, direi che la mia esperienza personale mi è servita a dare un’anima ad un corpo di informazioni che ne era privo :)
 
8. Quanto c'è di te nel protagonista?
Nelle mie intenzioni, poco. La visione di Enea della guerra ed i suoi giudizi – impliciti ed espliciti -  sull’Esercito, la sua visione del mondo e dell’esistenza sono tutti miei, è vero, ma il personaggio l’ho delineato per deduzione empirica. Ho tentato di desumere, insomma, quali dovessero essere i suoi tratti per ars, race, milieu, ed in base alla mia conoscenza della realtà di quel contesto storico, nonché dell’anamnesi familiare del protagonista. E’ stato uno sforzo di analisi, non di fantasia. Secondo alcuni, però, che hanno letto il libro e che mi conoscono bene, qualcosa mi è sfuggito di mano, e nel protagonista è finito qualcosa di me in misura maggiore del voluto…relata refero :)
 
9. Curiosità: la scelta del titolo vuole richiamare I diari della motocicletta o è solo una mia congettura?
No, hai ragione :) Il titolo è volutamente “ruffiano” – come qualcuno l’ha definito – ma non solo per “fare il verso” ad un’opera più famosa e conosciuta e così attirare il lettore, ma anche e soprattutto perché, in effetti, Enea è un personaggio speculare ed antitetico a Che Guevara. Perché Enea è in realtà l’immagine riflessa ed alterata dell’eroe vero, il Leone ribelle – come lo definirebbe Nietzsche – che rompe con gli schemi e si ribella alle convenzioni, sfidando il mondo che lo circonda. Né riflette, d’altronde, l’immagine più tradizionale dell’eroe epico che pure egli insegue: è piuttosto, casomai, un eroe del dovere, ma oltretutto solo fino ad un certo punto della sua vita. Dopo, diventa alla fine, in fondo, un eroe mancato, un Cavaliere deluso che, facendo di tutto per interpretare al meglio il mondo che lo circonda, fallisce e, stanco, si arrende.
 
10. Hai altri progetti letterari in vista? Se sì, continuerai a trattare questo genere? 
Bé, come Enea io sono superstizioso.. e scaramantico, pure! Quindi dovrei star zitto J..ma siccome non voglio interrompere con un silenzio questa bella intervista, Francesca, mi sbilancio a dire che ho due progetti letterari in corso di realizzazione, e mi ritrovo nell’amletico dilemma di quale dei due concludere per primo..su quale concentrarmi di più al momento..Uno è un Fantasy “estremo”, ispiratomi dagli echi del Canto di Cassilda ne “Il Re in giallo”, di Robert Chambers. L’altro sarebbe, in effetti, di nuovo un romanzo storico-avventuroso, questa volta ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. Sono ancora incerto..Tu cosa mi consigli? :)
 
Grazie di nuovo per la disponibilità Gregorio, in bocca al lupo per tutto e a presto! 
1)Crepi il lupo! E sono io che ringrazio te, Francesca, con tutto il cuore. Essere tuoi ospiti è un privilegio. Un saluto a tutti i lettori di “I Love Books”! Ciao!